CD


Penance Creek (G. Velez) / Shecharchoret (Z. Fresco) / Solo Zohar Fresco (Z. Fresco) / Paam Maim (Z. Fresco) / The Hunter (M. Coskun) / Conversazione per due Tamburelli (A. Piccioni) / Reflections (M. Coskun) / Jingle Jungle (A. Piccioni) / Mandala (A. Piccioni / Grounded (M. Coskun) / Symbiosis (G. Velez)


CD REVIEW: by Stefan Franzen for Badische Zeitung, Friday, 13 of April 2018
Translation: Sandra Geller Liebig


“These four wizards of percussion could be already admired together on stage by frequent Tamburi Mundi visitors. Now, this master summit of the festival director Murat Coşkun and his mentor Glen Velez from USA, together with the Israeli Zohar Fresco and the Italian Andrea Piccioni, can be enjoyed on CD. In this compilation everyone's own characteristics are highlighted: Glen Velez acts out to his inclination to Shaman music in the composition Penance Creek. Fresco counts on Sephardic traditions, sounding them out with a remarkably sensitive voice in the song Shecharchoret. The fact that even a pure percussion CD can scoop out a whole palette of sound colors is shown by Velez and Piccioni in their percussive dialogue between the Arabian riqq and the South-Italian tamburello. Eventually, melodic elements take effect in the mystical piece Reflections framed by hang, overtone singing and tuned frame drum. The intensity of the strong merging of these four master percussionists can be retraced in the play of the complex nine beat of Paam Maim.”


Murat Cokun, Zohar Fresco, Glen Velez, Andrea Piccioni Masters Of Frame Drums (Pianissimo Music CmbH, 2018) Recensione CD a cura di BLOGFOOLK, IT
L’originale drumming ispirato alla tradizione sufi del “derviscio dei frame drums” Murat Coşkun, i virtuosismi tecnici e il lirismo della voce dell’israeliano Zohar Fresco, il suono iconico dei riti degli sciamani d’america di Glen Velez e le ritmiche della musica popolare italiana uniti alle sue esperienze in ambito jazz di Andrea Piccioni, sono questi gli ingredienti di “Masters Of Frame Drums”, album nato dall’esperienza maturata dal vivo di questo quartetto di straordinari percussionisti, accomunati dal desiderio di spostare sempre più avanti i confini della ricerca sonora nell’utilizzo dei tamburi a cornice. Incrociando i rispettivi repertori e backgroud artistici, i quattro percussionisti hanno messo in fila undici brani che, nel loro insieme, compongono un viaggio sonoro attraverso latitudini e longitudini differenti che attraversa in lungo ed in largo il Mediterraneo per approdare in Asia e poi America. L’ascolto conserva intatto il fascino dei loro concerti con i quattro maestri che si immergono in una vasta gamma di sonorità che spazia dalle ritmiche rituali a quelle più lievi e solari, il tutto impreziosito da una tensione continua verso l’improvvisazione e la ricerca di soluzioni sempre più originali. Tamburi italiani, bodhran, riqq, sasula, hang, bendir, tamburi a cornice accordati, si accompagnano all’utilizzo di body percussions, foot steps, e shaker componendo affreschi sonori in cui perdersi letteralmente. Durante l’ascolto, il quartetto si scompone e si ricompone brano dopo brano, spaziando dagli assoli al duo, passando per il trio, fino a ritrovare la composizione originaria della line-up. Le sorprese, dunque, non mancano a partire dall’iniziale “Penance Creek”, brano composto da Velez ed ispirato all’idea di purificazione attraverso l’acqua, nelle cui trame si colgono gli echi del potere sciamanico dei tamburi a cornice, esaltati dal dialogo tra i quattro percussionisti. Se dalla tradizione sefardita arrivano il canto per le nozze “Shecharchoret” con protagonisti Fresco e Coşkun e quel gioiello che è “Paam Maim” il cui ritmo circolare rimanda ai nove mesi della gestazione materna, al brano iniziale è ispirata “The Hunter” in cui il percussionista turco dà vita ad una funambolica performance con voce e tre tamburi. Quel gioiello che è il duetto tra Velez e Piccioni “Conversazione per due tamburelli” che, come scrive Stefan Franzen nelle note di copertina, “rimanda al dialogo tra padre e figlio”, ci introduce alla pregevole e meditativa “Reflections” di Coşkun con il quartetto al completo ad esplorare architetture ritmiche di incredibile bellezza. Il solo di tamburello di Andrea Piccioni “Jingle Jungle”, ripresa da una esibizione dal vivo e nella quale si intrecciano tarantella, blues e funk, ci conduce a “Mandala” che tra suoni e colori differenti rimanda al ritmo circolare e concentrico della tradizione religiosa buddista ed hindu. “Grounded” con il riqq di Coşkun a dialogare con i tamburi di Piccioni, Fresco e Velez, e il solo di bodhran “Simbiosis” del percussionista americano suggellano un disco prezioso da ascoltare con attenzione.


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